Imperativo: Accento o apostrofo?

Verbi irregolari come “andà” e “fà” hanno, come in italiano, l’imperativo irregolare che alla seconda persona singolare si pronuncia come in italiano, ossia /’va/ e /’fa/. Ciò porta molte persone a scrivere come in italiano: “va’” e “fa’”. Ma sbagliano. In italiano “va’” e “fa’” sono elisioni di “vai” e “fai”, pertanto è corretto scrivere l’apostrofo, visto che si toglie effettivamente qualcosa.

In lombardo invece le forme citate sono native, non sono elisioni di nulla. Utilizzare un segno che indica “ho tolto qualcosa” è pertanto erroneo.

Essendo il lombardo poco standardizzato non si può dire con certezza se sia meglio usare l’accento o non scriver nulla: Personalmente sono per usare l’accento il meno possibile, pertanto preferisco scrivere “va” e “fa”, ma non ritengo “và” e “fà” errori, per quanto possano generare confusione. Mentre basta dare un’occhiata generale alla lingua per bollare le apostrofate come errori.

Il lombardo è capace di stare sulle proprie gambe e di non sottomettersi alla grafia italiana: Ad esempio in castigliano non si usa nessun segno, mentre i catalani accentano. Voi quale forma preferite?

Lettera aperta al centrosinistra lombardo

Scrivo questa lettera dirigendola a tutto il centrosinistra lombardo contrario alla tutela della lingua lombarda, ma spero particolarmente venga letta dal Patto Civico, da Fabio Pizzul e, sarebbe bello, dall’Accademia della Crusca.

Non voler riconoscere i diritti linguistici di un popolo è razzismo e violazione dei diritti umani. Fortunatamente i diritti umani non esistono solo quando si parla di argomenti cari a determinati partiti politici: Esistono i diritti degli omosessuali, quelli dei profughi e quelli delle minoranze linguistiche. Tuttavia, per motivi arcani ma probabilmente politici, i primi due sono sacri, e chi è contrario è omofobo e razzista, i terzi sono poco importanti e vanno combattuti. Mi chiedo che credibilità voglia avere il centrosinistra lombardo nel combattere il razzismo e nel sentirsi europeista quando avalla teorie razziste e antieuropeiste. Ma, cosa ancor più grave, i vostri alleati in questa battaglia glottofoba sono partiti che normalmente schifate. Giusto per far qualche nome:

  1. Il Front National, che definisce la Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie “Una pericolosa breccia nella Repubblica”
  2. Lo UKIP, che definisce il gallese “orgoglio nazionale”, ma attacca lo Scots e il Gaelico Scozzese
  3. I neofranchisti, contrari a tutto ciò che non sia rigidamente castigliano

Gente che potrebbe imbarazzare un partito di destra, figuriamoci il centrosinistra…

Altro punto principale della vostra campagna, spalleggiata dall’Accademia della Crusca, è che non si debba tutelare la lingua lombarda ma i dialetti lombardi.
Ad una prima lettura può sembrare una buona idea, ma… Non lo è.

La stessa Accademia della Crusca, nella sua lettera antilombardo dice: “l’espressione [lingua lombarda] potrebbe essere usata solo per indicare il complesso dei dialetti lombardi”, che è esattamente ciò che si indica con il termine lingua: Un insieme di dialetti. Ciò, oltre a denotare scarsa competenza nel campo delle lingue minoritarie, dimostra che, nei fatti, abbiamo ragione noi: La lingua lombarda esiste.

Ma, cosa ancor più grave, questa battaglia danneggia tutti i lombardi. Tutti, anche i vostri elettori. Mi è capitato personalmente di leggere persone assolutamente non leghiste lamentarsi del fatto di essere associate alla LN quando parlavano lombardo e chiedevano tutele. Il vostro comportamento favorisce questi pregiudizi e aumenta la ghettizzazione dei parlanti, andando contro alla stessa esistenza della lingua.

Ancor più sapientemente ho visto persone usare il lombardo per far propaganda politica… di sinistra. Difatti vidi una mappa delle lingue d’Italia usata come risposta all’affermazione “Eh in Italia si parla italiano”. Non solo danneggiate i parlanti, danneggiate voi stessi.

Francamente il mio obiettivo non è convincere nessuno a votare un determinato partito: Il mio sogno sarebbe arrivare alle elezioni dicendo “tutti amano la lingua, votate chi volete”. E, mettendo da parte i pregiudizi, si potrebbe. Le lingue non sono strumenti politici, dice il Consiglio d’Europa. Non dimentichamolo.

Milanese lingua celtica?

È uno dei miti più diffusi sulla lingua lombarda, specificatamente nel suo dialetto milanese: “Il milanese è una lingua celtica”, affermano alcune persone convinte. Tuttavia così non è: Il lombardo è una lingua neolatina, ossia deriva dal latino parlato in Lombardia. Basta confrontare il lombardo con il gaelico scozzese:

Tha gach uile dhuine air a bhreth saor agus co-ionnan ann an urram ‘s ann an còirichean. Tha iad air am breth le reusan is le cogais agus mar sin bu chòir dhaibh a bhith beò nam measg fhein ann an spiorad bràthaireil.

Tucc i vèss uman a i nàssen libér e compàgn in dignità e driss. Lor i hinn dotaa de reson e conoscenza e dovarein agì l’un vers l’àlter in un spirit de fradellanza.”

Si capisce subito che non è una lingua celtica. Tuttavia qualche influsso celtico, nel lessico e nella toponomastica, è rimasto.

Tutto quello che vorreste sapere sul lombardo ma non avete mai osato chiedere

La lingua lombarda esiste da moltissimo tempo, ma solo recentemente ci siamo resi conto del fatto che sia una lingua, e non un insieme disordinato di dialetti italiani. È anche per questo che ancora oggi ci sono tanti dubbi e domande su questa lingua, a cui vorrei rispondere in questa pagina.

Possiamo parlare di lingua anche se non c’è una varietà standard e tutti parlano il proprio dialetto?
Certamente! È una situazione analoga a quella del catalano o del ladino, dove ognuno parla il proprio dialetto. Ma non c’è nulla di cui scandalizzarsi, l’importante è capirsi e godersi la diversità linguistica!

Nei fatti qualsiasi lingua è composta da dialetti, e l’unirli, oltre ad essere questione scientifica, ne rende più facile la tutela. Gli esempi? I dialetti ladini, i dialetti romanci, i dialetti friulani…

Anche l’italiano ha tanti dialetti, tanto che gli italiani sono stati definiti “dialettofoni inconsapevoli”.

Ma l’Accademia della Crusca dice che non è una lingua!
Le argomentazioni portate dall’Accademia sono residuati bellici dell’era fascista, senza nessuna considerazione nella linguistica mondiale moderna. La risposta scientifica del CSPL è disponibile cliccando su questo link. Continue reading

I numeri ordinali in lingua lombarda

La lingua lombarda possiede aggettivi per i numeri ordinali solo fino al 4. Per i numeri ordinali successivi a “quarto” si utilizza la costruzione “quell(a) de” e il numero cardinale.

I NUMERI ORDINALI FINO AL 4:

  • Primo: Primm (Prumm in alcuni dialetti)
  • Prima: Prima (Prumma in alcuni dialetti)
  • Secondo: Segond
  • Seconda: Segonda
  • Terzo: Terz
  • Terza: Terza
  • Quarto: Quart
  • Quarta: Quarta

E dal cinque in poi vedremo:

  • Quell de cinch
  • Quell de ses
  • Quell de sett
  • Quell de vott
  • Quell de noeuv
  • Quell de des
  • Quell de cent
  • Quell de milla

Vademecum: Come rispondere all’Accademia della Crusca

La recente approvazione della legge sulla cultura della Regione Lombardia ha portato, per ragioni politiche, all’indignazione delle opposizioni. Quando potevano attaccare il resto della legge, che è opinabile, hanno attaccato il lato scientifico e buono della legge: Quello sulla lingua lombarda. E hanno scomodato anche dei presunti esperti, in realtà inesperti di lingua lombarda: L’Accademia della Crusca.

La risposta è divisa in tre punti:

  • Uno politico, opinabile e che pertanto non analizzerò
  • Uno politico, non opinabile e che pertanto analizzerò
  • Uno linguistico

Gli assunti della risposta sono:

  • Il lombardo non è una lingua perché è composta da dialetti
  • Il lombardo non merita tutela come lingua minoritaria.

Per prima cosa l’ultima affermazione si configura come violazione dei diritti umani e discriminazione razziale, Esatto, perché a dire che il lombardo merita tutela è una carta europea, e il non rispettare questi diritti è equivalente alla discriminazione razziale e alla violazione dei diritti umani. Non lo dico io, ma il Parlamento europeo.

La seconda è una questione linguistica, legittima ma errata: Tutte le lingue son composte da dialetti. Lo stesso stato italiano riconosce lingue ben più dialettizzate del lombardo: Ad esempio il sardo e il ladino. E nessuno si scandalizza.

Infatti nessuno parla “italiano”, “ladino”, “catalano” o “lombardo”, si parlano i loro dialetti, che compongono queste lingue. Infatti la tanto amata locuzione “dialetti X” è sinonimo di “lingua X”. Pertanto il lombardo è lingua tanto quanto italiano, catalano, friulano, ladino e così via.

Terza cosa: L’Accademia della Crusca regolamenta l’italiano. A differenza loro non voglio toccare ambiti non miei, dunque non mi interessa cosa facciano. Ma la lingua lombarda non è il loro campo, perché non è parte della lingua italiana. Il loro parere vale quanto quello della Real Academia Española, ma anche di quello di un fruttivendolo, contando la qualità della risposta.

Sicuramente qualcuno, in buona o in mala fede, spaccerà questa risposta della Crusca come dimostrazione di inesistenza del lombardo. Ma basta guardare i dati veri e non l’apparente autorevolezza per sapere che hanno torto. Se volete crederci, no problem, però per coerenza andate da un vigile per la visita cardiologica: Tanto si occupa pure lui di circolazione…